Il saggio si sviluppa intorno all’idea che la città sia destinata a svolgere sempre più il ruolo di motore di sviluppo e di perno di una nuova accezione di comunità, intesa come incubatrice di nuove culture e di nuovi stili di vita, nella quale si afferma lo spirito dell’accettazione reciproca e della convivenza delle diversità. A partire da questo concetto, questo lavoro dichiara esplicitamente di immaginare una città poliglotta e multiculturale, in grado di mediare le diversità attraverso le politiche del buon governo, senza incorrere nella tentazione di affidarla al caos, alla fortuna, alla scaltrezza, o peggio, alla supremazia degli uni contro gli altri.

Il percorso cognitivo che viene delineato è una puntuale scansione dei fattori di mutamento in atto nella società contemporanea che coinvolge il progresso tecnologico (elettronica, informatica, nuove energie, nuovi materiali, laser, biotecnologie, farmacologia), la globalizzazione e i mass media, proponendo una rassegna dei segni della modernità che hanno determinato la destrutturazione del tempo e dello spazio, l’emergere di nuovi valori e di nuovi soggetti sociali, fino a delineare il nuovo stile di vita “esperienziale” adottato dai consumatori di questa epoca “postmoderna” fondata sull’individualismo, sull’affermazione del sé, sull’accettazione delle diversità.

In questo quadro turbolento ed in continuo divenire, l’analisi dettagliata delle opportunità offerte dalla società della conoscenza è un indiscutibile contributo alla definizione puntuale del concetto di “creatività”, che consiste nella capacità del nuovo ceto imprenditoriale di rendere compatibili due aspetti ugualmente importanti della propagazione delle conoscenze: l'esplorazione del nuovo e la replicazione e lo sfruttamento dei suoi usi.

Il saggio scandisce ogni passo del percorso di definizione del modello di “atmosfera creativa” nella città, analizzando le originarie condizioni di partenza delle politiche pubbliche – fortemente sbilanciate in favore degli interventi materiali, a discapito di quelli di tipo intangibile – e proponendo il massiccio sostegno ad un vasto comparto di micro servizi in grado di estendersi trasversalmente a supporto di tutti i campi di attività cittadina.

La descrizione e l’analisi delle tecniche di ‘city making’ e di ‘cultural planning’ aggiungono al lavoro un tocco di concretezza ed operatività, definendo una sorta di “cassetta degli attrezzi” per amministratori e decisori pubblici impegnati nella ricerca di concrete politiche di uscita dalla crisi, spronandoli ad innescare un circolo virtuoso che produca un effetto a catena su tutta l’economia urbana.

Infine, viene delineato un Piano d’Azione per lo sviluppo di un’economia creativa, che descrive minuziosamente l’elenco di ben 128 categorie di imprese che possono essere considerate a tutti gli effetti la struttura portante di un modello di sviluppo fondato sulle imprese culturali e creative, alle quali anche l’Unione Europea dedica ormai grande attenzione con il varo del Programma Europa Creativa, dotato di fondi per 1,8 miliardi di euro per il periodo 2014-2020. Questo ultimo capitolo del saggio può certamente essere considerato una sorta di manuale operativo per la costruzione di una città creativa, articolato com’è nei sette punti essenziali per la sua realizzazione (networking; formazione e occupazione; trasferimento della conoscenza; marketing; infrastrutture; spazi per l’incubazione dei talenti creativi; sostegno finanziario).

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